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Equitalia si accontenti, il debitore paghi quel che può

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Giudice: “Debitore paghi quel che può. Equitalia si accontenti”
Troppi debiti con Equitalia? Adesso è possibile rinegoziarli. Una sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, ha ridotto considerevolmente il debito di una donna: da 86mila euro a 11mila euro. Perché la debitrice non può pagare più di quell’importo, in quanto è in cassa integrazione. Eppure la legge resta sconosciuta ai più.
Rossella Stucchi, oggi 53enne, dopo vent’anni passati tra ingiunzioni, pignoramenti, blocco dei conti correnti bancari e tentativi di trovare una qualsivoglia soluzione alternativa, finalmente è tornata a respirare.

Il Tribunale, come un coscienzioso padre di famiglia, si è seduto al tavolo e ha fatto due conti: da una parte i redditi percepiti dalla signora, dall’altro una stima di quanto le serva per vivere dignitosamente la vita di tutti i giorni. Poi ha calcolato qual è la cifra che ragionevolmente la donna può arrivare a pagare per onorare il suo debito: 11mila euro, invece di 86mila. E che Equitalia si accontenti.

Questa sentenza è la prima, in Italia, che applica la legge 3 del 2012, che ha introdotto il concetto di “default” personale, ovvero il proprio “fallimento” e il diritto di sopravvivergli.  Il principio della “Composizione della crisi da sovraindebitamento” cerca così di risolvere le problematiche di quei cittadini travolti dai debiti che hanno pendenze verso banche e finanziarie.

L’Italia è stata l’ultima in Europa ad attuare questa legge (in Francia, per esempio, è in vigore da 50 anni), ma – meglio tardi che mai – è una legge importante perché, nei casi in cui viene appurato un sovraindebitamento indipendente dalla volontà dell’individuo, (causato da fattori esterni, come la perdita del lavoro, la morte o la malattia del capofamiglia) e accertata l’impossibilità di pagare, si può intervenire per ridimensionare il debito o, eventualmente, annullarlo (attraverso l’esdebitazione).

«L’obiettivo della legge  è quello di dare l’opportunità ai debitori che si trovano in situazioni critiche di riacquistare un ruolo attivo nell’economia e nella società, senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente. È importante però valutare attentamente le condizioni per poter accedere alla procedura, dato che il Tribunale competente dovrà esaminare sia la fattibilità del piano sia la meritevolezza del debitore».

«È una piccola goccia in un mare di sofferenza  siamo contenti della sentenza, finalmente si muove qualcosa, ma è evidente che la legge non funziona; in più di due anni ha prodotto solo episodi sporadici di provvedimenti giudiziari. Di fronte ad una crisi drammatica del Paese, tre o quattro sentenze non bastano».